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Come coltivare le Viole

Le Viole sono piccole Piante perenni coltivate come piante stagionali e poste a dimora in autunno e in primavera. Queste Piante possono sopportare anche gelate molto prolungate senza smettere di produrre fiori  che quindi ci aiuteranno per tutti i lunghi mesi invernali. Appartenente alla famiglia delle Violaceae, la Viola, comunemente chiamata viola del pensiero, è una Pianta selvatica di origine europea, diffusa dall’uomo in buona parte dell’America e dell’Oriente.

Si possono coltivare in vaso e in piena terra, avendo cura in interrarle in un terreno soffice e ricco e molto ben drenato, si interrano solo fine all’attaccatura delle radici evitando di affossare eccessivamente il piede nella Pianta, altrimenti le piccole Viole tendono con facilità a morire a causa di marciumi radicali. Quando le interriamo mescoliamo del concime granulare a lenta cessione, specifico per Piante da fiore, in questo modo le nostre Viole avranno sufficienti concimazioni fino a primavera. Nel posizionarle ricordiamo di spaziare le Viole di almeno 10- 15 cm tra pianta e pianta, in modo che possano svilupparsi agevolmente.

Queste Piante sono rustiche e non necessitano di grandi cure, quando le poniamo a dimora, scegliamo una giornata non eccessivamente fredda e annaffiamo abbondantemente il terreno.

Alta circa 15-20 centimetri, la Viola presenta un fusto esile e verde scuro con foglie ovali e coperte da una lieve peluria. I fiori sono dotati di cinque petali, due di colore viola uniforme e gli altri con sfumature più tenui anche bianche e un’area di colore giallastro poco estesa al centro, che fioriscono dalla primavera alla fine dell’estate.

Se il clima è eccessivamente piovoso le Viole potranno accontentarsi dell’acqua portata dalle precipitazioni, se invece il clima è particolarmente siccitoso dovremmo provvedere ad innaffiarle, attendendo sempre che il terreno sia asciutto da qualche giorno prima di innaffiare nuovamente. Evitiamo di annaffiarle quando fa molto freddo e il terreno tende a gelare.

Periodicamente controlliamo le piccole Piante e rimuoviamo i fiori appassiti e il fogliame rovinato dalle intemperie, in modo che l’aspetto delle piantine sia sempre piacevole e sano. Quando andiamo ad eliminare il fiore appassito mi devo fornire i cesoie in quanto lo stelo e molto delicato, lo vado a tagliare direttamente dalla base.

Sono Piante che quando le acquistiamo sono piccolissime, ma appena tocca terra si allargano tantissimo ed è molto generosa più che prenda più sole possibile.

Ricordiamo che le Viole sono anche commestibili e vanno anche molto di moda, m hanno anche proprietà diuretiche e depurative, infatti nel sud della Francia fanno delle caramelle buonissime. Si utilizza con successo anche nella cura di problemi legati alla pelle come l’acne, vari tipi di dermatosi e l’ orticaria, favorire la cicatrizzazione e la rapida guarigione di ferite superficiali.

Date le sue proprietà emollienti vi sono in commercio diversi tipi di creme ed unguenti a base di viola. I componenti presenti nelle foglie e nei fiori, quali oli essenziali, carotenoidi, saponine, Sali minerali e vitamina C.

Secondo le leggende francesi dentro i petali delle Viole del pensiero è possibile scorgere il volto della persona amata e regalare una piantina di Viole ha un unico messaggio: pensa a me!

La Pianta di Viola rappresenta inoltre i ricordi passati, legati all’infanzia o a particolari momenti sereni della vita, con questo fiore si da prova della propria dedizione nei confronti della propria amata o per la persona per la quale si prova sincero affetto.

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Come mantenere le Piante in Estate

Siamo a ferragosto e abbiamo il problema delle Piante, prima di preparare la valigia per la partenza preoccupiamoci delle nostre piante e la prima cosa da valutare e che se abbiamo piante all’interno che arredano la nostra casa e noi usiamo chiudere le tapparelle quando partiamo dobbiamo sapere che le piante hanno necessità di fare fotosintesi, perciò se andiamo a chiudere le finestre nel giro di pochi giorni la Pianta morirà, facciamo mancare l’acqua il nutrimento ma mai la luce del sole perchè loro si nutrono con la Luce.

Perciò chi ha delle Piante all’interno e chiuderà le persiane di casa bisognerà metterla in un posto esterno, mentre chi ha un impianto di irrigazione nel suo spazio verde, di collaudarlo prima di partire, cambiare le pile dell’eventuale computerino, la programmazione migliore è quella prima cosa da fare una distinzione tra le piante in vaso e le piante in piena terra. In quelle in vaso dovrò sicuramente fornire ai miei vasi almeno un paio di cicli d’acqua durante questa fase giornaliera dove c’è questo caldo, o la mattina presto o la sera dopo il crepuscolo, perciò sempre dove il sole è meno presente, infatti la mattina presto è l’ideale perchè ha tutto il tempo di asciugare il terreno così non c’è rischio di eventuali ristagni la notte.

Per chi invece non ha la possibilità di avere un impianto di irrigazione in commercio ci sono pagliativi che un pochino tamponano la nostra assenza, ci sono dischetti di riserva d’acqua, di un materiale sintetico ultra assorbente, capace di trattenere anche 15-14 volte il proprio volume d’acqua, si impregnano d’acqua dopo aver annaffiato il vaso io vado ad inserire il dischetto alla base del vaso, ed essendo aperto ci permette di entrare fino al colletto della pianta.

Poi abbiamo le perline che sembrano sali in realtà dette perle d’acqua, va inserito in grammo della bustina per un litro di terra, l’unica contro indicazione e che al mio ritorno le ritrovo dentro la terra, quindi dovrò andare a ripulire la terra, quindi a svasare la Pianta.

Se vogliamo spendere invece un pò di più abbiamo l’acqua complessata, resa gel, dove c’è della cellulosa e acqua distillata, mettendola nel mio vaso i micro organismi che abitano quel vaso processeranno questa cellulosa liberando l’acqua, perciò costantemente ho un terreno umidificato. Inoltre abbiamo i Cunei detti “carote” sono fatti di coccio materiale poroso, andiamo a metterlo sulla nostra bottiglia già piena d’acqua, la buchiamo sul fondo perchè ci deve essere l’area e andiamo a inserire questo Cuneo all’interno del nostro vaso, per osmosi il terreno tenderà gradualmente a tirare l’acqua da questo elemento fino ad esaurimento della bottiglia.

Lo Staff di Spedisci Fiori

Calendula

Piccola pianta perenne, coltivata spesso come annuale, la Calendula è presente nei giardini così come nella flora spontanea di tutta europa, di facile coltivazione. Trova posto in angolo soleggiato del giardino, in piena terra o anche in vaso, perchè non si tratta di  una pianta dalle esigenze particolari e si sviluppa senza problemi anche nella comune terra da giardino o in un piccolo vasetto sul davanzale della finestra.

I fiori dorati sbocciano per tutta la bella stagione, mantenendo il cespuglio di foglie grigiastre decorativo per molte settimane. In  inverno la parte aerea dissecca, quindi rivedremo la nostra Calendula con la bella stagione. Queste piante resistono al freddo e in ogni caso tendono ad auto seminarsi, quindi ogni anno avremo nello stesso angolo piante nuove.

Se desideriamo una fioritura sempre ricca e continua, è consigliabile annaffiare la pianta periodicamente, quando il terreno è ben asciutto evitando che rimanga secco per lunghi periodi di tempo.

I fiori di Calendula sono commestibili e vengono spesso utilizzati per rallegrale insalate o torte salate.

Il fusto della Calendula raggiunge i 50 cm e fiorisce  dalla fine della primavera fino all’autunno

Attira gli insetti impollinatori

Scaccia i nematodi dalla terra

Petali commestibili (in insalate o canditi)

Boccioli commestibili (sottaceti)

Virtù officinali (antinfiammatorio, cosmetico idratante)

La Calendula ha virtù medicinali: è un antinfiammatorio, cicatrizzante e disinfettante. Viene usata anche in cosmesi come idratante e astringente. Si utilizzano i fiori essiccando i petali e facendone decotti o infusi, le foglie possono essere mangiate in insalata, mentre i boccioli possono essere utilizzati nei sottaceti. I petali essiccati si possono mangiare canditi.

Lo Staff di Spedisci Fiori

Giardini in pietra naturale

Giardini in pietra naturale

Come si presenta il giardino: una porzione di terreno dove la vegetazione ha difficoltà a crescere per poca luce o per la difficoltà ad annaffiare quella parte di giardino. Scavi di fondo: segnare il profilo dell’aiuola che si desidera ottenere e intagliare il manto d’erba. Effettuare lo scavo dell’arca su cui si vuole realizzare l’aiuola. Rastrellare lo scavo per ottenere un fondo ben livellato. Posa del bordo in plastica: posare il bordo di plastica aiutandosi con un piccolo scavo di invito e un martello per conficcare il profilo nel terreno fino all’altezza dell’erba.

Posizionare la graffe metalliche: posizionare le graffe metalliche per mantenere il profilo di plastica ben aderente all’erba. Montaggio dei giunti metallici: per lunghezze superiori ai 150 cm, unire i bordi tra loro con dei giunti fissati alle estremità o all’altezza desiderata; poi bloccarli al terreno con delle graffe metalliche. Posizionare le piante: una volta completata la posa del bordo, disporre le piante a piacimento. Interrare i vasi di ogni pianta:  una volta decisa la loro posizione, togliere le piante dal vaso ed interrare il vaso di plastica. Irrigazione a goccia: una volta interrati tutti i vasi, se si dispone di un impianto di irrigazione a goccia, stendere il tubo in prossimità delle piante.

Stesura del telo: procedere con la stesura del telo termosaldato in polipropilene. Fissaggio telo e fori per le piante: una volta steso il telo, eseguire dei tagli in corrispondenza dei vasi interrati e fissare il telo al terreno con delle graffe metalliche. Togliere i vasi e interrare le piante: dopo aver tagliato il telo in corrispondenza dei vasi precedentemente interrati, togliere i vasi e interrare le piante, compattando bene il terreno attorno ad esso. Interrare tutte le piante.

Posizionare gli altri bordi: posizionare gli altri bordi qualora si decida di utilizzare diversi tipi di granulati o ciottoli, fissandoli con delle graffe metalliche. Stendere le pietre: stendere il granulato o ciottolo scelto, livellando bene le pietre e avendo cura di coprire tutte le superfici. Rimuovere le graffe in plastica: rimuovere le graffe metalliche visibili utilizzate per fissare i bordi.

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La cura dell’ Orchidea

L’orchidea una pianta molto resistente una delle specie più antiche, si parla di sessantacinque milioni di anni fa, che sono comparse sulla terra. Sin dall’antichità l’orchidea ha assunto un significato di forte passione, nel medioevo si credeva che l’orchidea aveva proprietà contro la sterilità, si facevano anche dei filtri d’amore con il potere di far innamorare le persone.

Ci sono varie specie di orchidee, quelle che troviamo noi in commercio sono quasi tutte Epifite che hanno radici aeree, cioè che in natura crescono aggrappate ai tronchi di un albero, infatti se noi andiamo a notare in composto, detto inerte, sono corteccie di pino marittimo spezzato e messo nel vaso e per farla sentire nel suo habitat naturale, perciò l’errore che si fa più comunemente e una volta portata a casa si cambia il vaso mettendola in un vaso con la terra, ed è la cosa più cattiva perchè si va a soffocare la radice.

L’orchidea va posizionata in situazioni luminose, ma non sole diretto, perchè potrebbe causare delle scottature sulle foglie, quindi magari un angolo vicino la finestra, perchè amano l’umido e magari non sole come tutte le piante.

Una comune condizione casalinga è prendere il vaso della nostra orchidea e metterla nuovamente in un porta vaso, in questo modo vado in contro ad alcune problematiche se non le consideriamo, ad esempio quando andrò ad annaffiare la nostra orchidea sono costretta ad estrarla, innaffiala abbondantemente e lasciar defluire tutta l’acqua, spesso però accade che questa operazione non viene fatta, e nel nostro porta vaso si forma quel ristagno idrico che manderà in marciume le radici dell’orchidea.

Le orchidee vanno annaffiate un volta a settimana con una innaffiatura ad immersione, in una bacinella o nel lavandino, andiamo ad immergere completamente tutto il vaso nell’acqua, lo fascio per almeno un’ora defluire così siamo sicuri che sono completamente asciutte, preferibilmente la mattina.

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Linguaggio dei fiori e delle piante

Linguaggio dei fiori e delle piante

Ninfea: l’amore non corrisposto. I Greci attribuivano a questo fiore così piacevole e delicato qualità anti-afrodisiache. Nella mitologia greca è considerato il simbolo dell’amore non corrisposto, ma anche dell’amore platonico. Gli Egizi usavano il fiore per ornare le pareti delle tombe dei faraoni. In Oriente, la ninfea simboleggia l’alba, l’arrivo del sole.

Orchidea: la sensualità e il lusso. Una curiosità: quasi tutti i fiori di orchidea al momento dello sviluppo compiono una torsione di 180° così che il petalo posteriore diviene inferiore e il sepalo anteriore diviene superiore. I sepali e i petali laterali sono quasi sempre uguali tra di loro, mentre il petalo centrale (il labello) è sempre diverso e può assumere svariate forme; nello stesso tempo può o meno contenere nettare. Gli eleganti, delicati e variopinti fiori di orchidea sono da sempre considerati afrodisiaci: elisir d’amore, pozioni magiche e ricette contro la sterilità venivano preparate con le radici o gli steli di orchidea. Simboleggia dunque sensualità, ma anche lusso, fascino e ricercatezza.

Ortensia: la freddezza. Originaria del Giappone, l’ortensia è una pianta molto decorativa, usata con frequenza per abbellire aiuole e giardini. E’ simbolo di freddezza. L’ “ortensia azzurra” è divenuta recentemente simbolo di speranza in difesa dei diritti dell’infanzia.

Papavero: la gloria. Forse per il suo acceso colore e la fragilità dei petali, il papavero fu considerato, sin dai tempi più antichi, simbolo di gloria e insieme di morte. In Gran Bretagna, sin dal 1914 il papavero rappresentava il fiore tradizionale dei caduti in combattimento e, per questo, in supremo atto di omaggio, al funerale di Giorgio IV si notava una grande corona di semplici papaveri di campo. Nell’antica Grecia era il simbolo del sonno. Il dio Morfeo veniva infatti rappresentato con un fascio di papaveri fra le braccia.

Passiflora: il fiore mistico. Alla Passiflora per la sua particolare forma viene attribuita una mistica e complessa rappresentazione. Infatti questo fiore, chiamato volgarmente “fiore della passione”, racchiude nella sua corolla tutti gli elementi simbolici che ricordano  il sacrificio di Cristo: un cerchio di filamenti purpurei rappresenta la corona di spine, i tre stili raffigurano i chiodi, lo stame, il martello, i petali ricordano gli Apostoli, i viticci della pianta, poi raffigurano la frusta della flagellazione.

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Pollice verde: la cura della Nandina domestica e del rosmarino prostrato

Pollice verde: la cura della Nandina domestica e del rosmarino prostrato

La Nandina domestica è una pianta asiatica molto semplice da coltivare, è fortemente ornamentale in tutto il periodo dell’anno. La prima caratteristica è questo color porpora delle foglie che però avviene solo in determinate condizioni. Deve essere posizionata sotto il sole e in autunno quando le temperature si abbassano prende questo pigmento rosso fortemente ornamentale. Un altro potere ornamentale è la sua fioritura che avviene tra primavera e estate formando dei panicoli, tecnicamente in realtà sono grappoli fiori bianchi non molto vistosi, ma successivamente a questi fiori seguiranno i frutti che sono bacche sferiche rosso lucide. Proprio nel periodo natalizio avremo queste bacche rosse. Troviamo la Nandina dall’Himalaya al Giappone, negli ultimi 20 anni è stata utilizzata a livello ornamentale nei nostri giardini. La Nandina domestica posizionata in piena terra d’inverno si accontenta delle precipitazioni, d’estate regge anche brevi periodi di siccità. In vaso preoccupiamoci da primavera a estate di somministrare un po’ più d’acqua. La nandina è chiamata anche Bamboo sacro perchè ricorda proprio il Bamboo, le sue foglie pennate, tanto è vero che in posti dove non possiamo permetterci il Bamboo per una serie di dinamiche invasive, la nandina dà questo effetto leggero, può essere usata come siepe o esemplare singolo. La nandina in piena terra arriva anche a due metri con una crescita abbastanza lenta. Il rosmarino prostrato si differenzia solo per il portamento dal rosmarino officinalis. Prostratus proprio perchè ha questo portamento ricadente strisciante che offre infinite soluzioni per determinate problematiche in giardino. Se ho un muretto e voglio fare una caduta questo rosmarino me lo permette. Il rosmarino prostrato viene benissimo messo in balcone. La particolarità del rosmarino è che ha questa pagina superiore di queste foglie aghiformi verde brillanti, sotto ha una colorazione biancastra. Il verde del rosmarino è il classico verde che troviamo nei giardini, ma ha quasi un colore argentato. L’etimologia del rosmarino, visto che è una pianta originaria delle zone mediterranee, dal latino è rugiada del mare. Nonchè il rosmarino essendo una pianta mediterranea, subisce il fenomeno dell’esivazione. In climi mediterranei dove le estati sono calde e secche, le piante mediterranee in quel periodo si bloccano, questo fa sì che le sue funzioni vitali le svolge tra l’inverno e la primavera, nel periodo in cui il caldo non è eccessivo. I boccioli dei fiori ricopriranno gli steli del rosmarino di un azzurro accesissimo. Perciò nel caso in cui andiamo a utilizzare come cascata dal nostro balcone o dal nostro muretto, da inverno fio a primavera avremo questa fioritura azzurra. Non si alza più di 20/30 cm, ma può arrivare anche a un metro e mezzo di lunghezza nel suo strisciare. Necessita di posizioni molto soleggiate, è una pianta rustica, si adatta bene anche a terreni abbastanza poveri però dobbiamo avere uno spazio. Si adatta anche in vasi non troppo grandi, ha uno sviluppo soddisfacente nei piccoli spazi. L’eccesso d’acqua è la causa più frequente delle malattie e della morte delle nostre piante. Nel caso del rosmarino soffre eccessivi ristagni idrici e non vuole frequenti annaffiature, bisogna sempre far asciugare il terreno tra un’annaffiatura e l’altra e saremo sicuri che il nostro rosmarino crescerà vigoroso e profumatissimo. Quando andiamo ad asportare le foglie per la nostra cucina, facciamolo sempre dall’apice. Tagliamo sempre le punte.

Lo staff di Spedisci fiori

Pollice verde: quanto umidificare le piante

Pollice verde: quanto umidificare le piante

Parliamo delle piante di Anthurium e Ficus Benjamin che sono due tipologie di piante che spesso incontriamo negli appartamenti, per cui anche tra le più regalate. Proveremo a darvi dei consigli generali su come tenerle, perchè in realtà sono piante molto resistenti, però non sempre le troviamo in perfetta salute, perchè si sbagliano i concetti generali di coltivazione. Sono piante che crescono nella fascia tropicale tra l’America centrale e l’America del Sud; informiamoci sempre da dove provengono le nostre piante, perchè ci darà la misura su come tenerle. La provenienza tropicale caldo umido: i nostri appartamenti ci danno le temperature giuste, ma non ci danno l’umidità giusta per queste piante. Ora scopriremo una tecnica per rendere l’aria intorno alle nostre piante idonea per il loro sviluppo. L’Anthurium è della famiglia delle Araceae che è la stessa famiglia dello Spatifillo. Quello che noi chiamiamo fiore in realtà il colore rosso è una bratta, tecnicamente una foglia modificata, chiamata “spada”. La pannocchia che vediamo al suo interno invece è il fiore. La pianta si modifica per attrarre l’impollinatore e quindi si rende più bella. Noi dobbiamo avere tutte quelle nozioni per far sì che riproduca questa fioritura. Questa è una pianta che se trattata bene, ci preoccupiamo delle temperature giuste che non devono mai uscire da questo range: tra i 15 gradi le minime e i 25 gradi le massime. Con la giusta umidità e le giuste concimazioni, noi avremo sempre dei fiori sul nostro Anthurium tutto l’anno. Tecnicamente ha una fioritura invernale, però c’è da dire che noi prendiamo le nostre piante coltivate in serra, le troviamo tutto l’anno con il fiore sulla pianta, perciò preoccupiamoci più che altro di tenerla in maniera corretta e sarà sempre in fiore. E’ una pianta epifita come le orchidee, perciò vive ancorata sui tronchi degli alberi, soprattutto protetta dalle fronde. Ha bisogno di luce, ma filtrata, quindi mai luce e sole diretto. Pianta a radici aeree, perciò il substrato con il quale è riempito il nostro vaso è una mescola grossolana tra terriccio e corteccia. Una buona mescola per queste piante è fatta da terriccio universale o anche leggermente acido e della torba, mescolata con della carbonella. La carbonella quella del barbecue, che non è altro che residui vegetali e riproduce perfettamente l’habitat di questa pianta, la fa sentire ancorata. Possiamo fare due terzi di terra e un terzo di carbonella o di corteccia. La mescoliamo e andiamo a rinvasare questa pianta, che va rinvasata in media ogni due anni. Mai vasi troppo grandi; va annaffiata regolarmente, nel senso che il substrato deve essere sempre un po’ umido, e facciamolo con acqua decalcificata. Preoccupiamoci di riempire il mio contenitore  di annaffiatura d’acqua e lo lasciamo decantare per 24 ore e le particelle più pesanti tra cui il calcare andranno a depositarsi sul fondo. Quando andremo ad annaffiare useremo metà annaffiatoio senza dargli grossi scossoni e siamo sicuri che quella porzione d’acqua avrà un contenuto calcareo inferiore rispetto alla norma. L’altra metà la utilizzeremo per le piante che non hanno questa esigenza. Oppure lo scolo dei condizionatori è acqua decalcificata o l’acqua piovana. Non facciamo mai asciugare completamente il substrato e l’Anthurium non necessita poi di tante altre cure se non una concimazione da Marzo a Settembre, perciò da primavera a estate somministriamo un concime liquido per piante fiorite. Le piante da interno, come tutti gli oggeti contenuti nella casa, sono soggetti alla polvere e vanno spolverate: con l’acqua demineralizzata inumidisco un panno e andiamo ad accarezzare le foglie. Il Ficus Benjamin è parente stretto del nostro comune Fico, è diverso nella sua struttura, ma non poi così tanto. Questa pianta difficilmente andrà in fioritura. Siamo nella zona tropicale dell’Asia: questa pianta, dove cresce spontaneamente, raggiunge anche i 30 metri d’altezza, sono delle cattedrali, perciò quando andiamo a mettere questa pianta a casa, consideriamo che se tutto va bene ha un buon sviluppo. Dentro un appartamento può riuscire a raggiungere in coltivazione anche i 5 metri. E’ una pianta molto resistente, molto soggetta a stress: per stress intendiamo dire che il Ficus se non trattato bene, ha dei periodi in cui perde copiose quantità di foglie. Ama molta luce, ma non sole diretto. Se soffre sarà perchè o c’è una secchezza dell’ambiente eccessiva o sbagliamo l’irrigazione. Questa è una pianta che se trattata benissimo, è fortemente ornamentale, perchè inizierà a emettere delle radici aeree che tenderanno ad andare verso il basso, dei filamenti che in natura servono sia per prendere umidità dalla terra, ma danno proprio una stabilità all’albero, perchè hanno questo portamento discendente e stabilizzano le chiome. Il nostro Ficus va concimato da Marzo a Settembre con un concime per piante verdi. La differenza tra un concime per piante fiorite e un concime per piante verdi sta nella quantità di microelementi: sono gli stessi, solo che qui c’è più azoto per il verde. L’errore più comune che facciamo con un Ficus è metterlo a contatto con forti correnti d’aria e lasciare un ristagno idrico. Il Ficus ama gli ambienti umidi perchè viene da foreste pluviali. Il substrato, che è terriccio universale più una componente organica, sarà sempre umido, però facciamo attenzione ai ristagni che sono deleteri. Ha la capacità di purificare l’aria , soprattutto agenti chimici sprigionati dalla combustione delle sigarette: per chi fuma in casa, la pianta ha la capacità di assorbire questi agenti chimici, contenuti anche nelle vernici dei nostri mobili. Andiamo a preoccuparci di dare la giusta umidità alle nostre piante. Dopo aver fatto alla pianta di Anthurium un giusto rinvaso, ci procureremo due sottovasi, uno di misura più grande e uno di misura inferiore e li andremo a posizionare quello più piccolo capovolto dentro quello più grande, sarà il piedistallo per la nostra pianta. Andremo a riempire il fossato intorno con del materiale inerte, per esempio con ghiaia o l’argilla espansa. Un consiglio è mettere le piante d’appartamento una vicina all’altra: la loro respirazione fogliare crea tra di loro una giusta umidità. Prendiamo ora l’acqua e andiamo a riempire il fossato, prendiamo  poi la pianta di Anthurium e la appoggiamo sopra il piedistallo. L’evaporazione naturale di quest’acqua renderà umida l’aria.

Lo staff di Spedisci fiori

La Mimosa, regina della primavera

Una delle piante più conosciute è la Mimosa, ma andiamo a capire che piante è perchè bisogna sapere alcune cose. Innanzitutto è una pianta che viene da lontanissimo perchè è originaria della Tasmania, dell’Oceania. E’ stata importata verso la seconda metà dell’800 per la bellezza e vistosità dei suoi fiori, questi “pon pon gialli”. Il fiore ha un capolino globoso e gli stami fanno questo gioco creando un pon pon giallo accesissimo. La mimosa, in realtà il nome scientifico è Acacia dealbata, è infatti un’acacia: quando noi leggiamo “miele d’acacia”, questo famoso miele d’acacia viene da piante della famiglia della Mimosa. E’ una leguminosa, quindi della stessa famiglia del pisello, della lenticchia, del carrubo. Leguminosa vuol dire che sono piante che hanno sviluppato una capacità rispetto alle altre. Le piante bisogna concimarle perchè sono ghiotte di azoto, azoto però preso in forma minerale che si deve trovare nel terreno. Le leguminose stringono dei rapporti con dei microrganismi sotto la terra e questo azoto riescono a prenderselo dall’aria e l’aria è quasi tutta formata da azoto perciò quando parliamo di piante leguminose sappiamo che non dobbiamo preoccuparci troppo per le concimazioni, perchè ce la fanno da sole. Loro amano un terreno tendente all’acido, in realtà la mimosa acacia dealbata ama terreni molto acidi tanto è vero che i produttori la innestano su un’altra specie di acacia che resiste meglio a terreni non troppo acidi e se andiamo a vedere nel dettaglio il fusto, vediamo che c’è proprio un innesto. Questo viene fatto perchè così il nostro apparato radicale dell’acacia più resistente non sarà soggetto a clorosi o tutte quelle fiosiopatie dovute alla mancanza di acidità.

E’ una pianta che possiamo permetterci in vaso, da andare ad aumentare gradualmente negli anni. Ovviamente in vaso non raggiungerà dimensioni eccessive, al contrario in piena terra in Tasmania arriva anche a 20 metri. In Italia invece può raggiungere 10/15 metri. Per questo motivo bisogna ragionare bene su dove andare a mettere una mimosa, soprattutto perchè hanno un apparato radicale che si sviluppa molto in superficie, perciò se siamo vicini a muretti, a recinzioni o a ostacoli la nostra mimosa ne soffrirà. Ha la stessa appartenenza alla famiglia del glicine e ce ne accorgiamo perchè dopo la fioritura la mimosa sviluppa il frutto, un baccello nero lunghissimo come un legume. E il glicine dopo la fioritura fa una specie di baccello a fagiolo e già qui si capisce che la famiglia è la stessa. Quando vogliamo metterla in terra capiamo bene che questa pianta diffonde le radici in superficie e bisogna stare attenti. L’acacia dealbata viene usata per consolidare i terreni; in scarpate dove il terreno è friabile, ha proprio questa capacità di avere le radici che si allargano e trattengono bene il terreno ed è una pianta pioniera, ossia che è una delle prime a colonizzare zone vulcaniche proprio per questa facilità di radicazione superficiale. Se noi decidiamo di avere una mimosa, che sia in vaso o in terra, alle nostre dipendenze dobbiamo sapere che non dobbiamo esimerci dal fare delle potature regolari su questa pianta. Post fioritura, dopo quest’esplosione di colore, andiamo a potare la nostra mimosa, serve sempre un sostegno come una bacchettina quando la pianta è giovane e ha un fusto molto esile all’inizio e può prendere forme scomode, perciò per darle una corretta crescita verso l’alto, la dobbiamo ancorare ad un sostegno. Fatto questo, dopo la fioritura, andiamo a liberare la nostra mimosa dal grappolo sfiorito, post fioritura. La fioritura parte dal basso, i pon pon sono molto più aperti sotto per poi arrivare agli apici che devono ancora aprirsi.

Tornando alla potatura, la nostra mimosa ha un portamento molto disordinato perciò dobbiamo riportarla ad una forma più armoniosa quindi tutti i getti che vanno troppo fuori chioma, andiamo a ridurli. In esemplari piccoli la potatura sarà minima; la nostra mimosa tenderà ad allagare i suoi rami, mantenendo questa sua impalcatura orizzontale, dobbiamo creare una forma piramidale, quindi andiamo a creare una sorta di punta con la potatura. Questo fa sì che rimarrà meno soggetta alla rottura dei rami, resisterà alle intemperie, nonchè esteticamente ha questa forma più armoniosa, perchè è una pianta “spettinata”. La mimosa è abituata ad ambienti umidi, perciò sarebbe opportuno oltre che irrigare la terra, anche annaffiare un pochino la chioma, però non si fa con acqua fredda e con acqua ricca di calcio, quindi evitiamo di annaffiare la chioma. Preoccupiamoci  di annaffiare il pane radicale lasciando sempre asciugare il terreno tra un’annaffiatura e l’altra. D’inverno se posta in piena terra non preoccupiamoci assolutamente di dare acqua. D’estate irrigazioni un po’ più frequenti. Il terreno è tendente all’acido, perciò al nostro terriccio universale mescoliamo della torba che ci dà quell’acidità e un po’ di sabbia di fiume che ci dà il drenaggio e abbiamo un composto utilissimo alla mia mimosa. E’ una pianta da esterno, ma teme climi rigidi. Se la teniamo in vaso preoccupiamoci ogni due anni di aumentare gradualmente questa misura del vaso in maniera graduale. Non va messa subito su un vaso troppo grande rispetto alla sua struttura perchè se no daremmo precedenza alle sue emissioni radicali, ossia sviluppano più le radici che la chioma. E’ una pianta di una delicatezza infinita.

Spedire fiori a domicilio: Va l’export in Toscana

Spedire fiori a domicilio: Va l’export in Toscana

Il florovivaismo pistoiese traina l’export dell’intera regione. Nell’analisi del Monitor dei distretti della Toscana realizzato da Intesa Sanpaolo per la Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucchesia emerge come alcune realtà stiano affrontando con successo i mercati esteri. L’andamento complessivo è in linea con i dati dei distretti italiani, che nel secondo trimestre 2016 per la verità registrano un lieve calo (-0,9%); allo stesso modo i distretti tradizionali toscani sperimentano nello stesso periodo un’inversione di tendenza (-1,8%), seguendo una dinamica negativa per la prima volta dal 2009. Il risultato, spiegano i ricercatori, è la conseguenza dei cali di export subiti principalmente sui mercati dell’America Latina e del Medio Oriente. Tra i distretti in crescita spiccano il florovivaismo di Pistoia (+12,3%), che conferma il trend positivo del primo trimestre, l’olio toscano (+31,9%), pelletteria e calzature di Firenze (+6,7%), tessile e abbigliamento di Prato (+6,1%).

Spedire fiori a domicilio: va l’export in Toscana.

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